Istorie di un Basilisco

Anobii, 29 luglio 2011

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Serial Chillers

Corriere della Sera – Bologna

Locandina concorso letterario Serial ChillersKiller in cerca d’autore

di Piero Di Domenico

Venticinque incensurati in cerca d’autore. È il tema di un nuovo concorso letterario che parte da San Giovanni in  Persiceto con l’obiettivo di rovesciare gli stereotipi attorno alla figura del serial killer.

Un fenomeno che affonda nella storia, come confermano i casi eclatanti di Jack lo Squartatore, che funestò l’Inghilterra vittoriana, e dell’americano Henry Howard Holmes, che nel 1896 venne impiccato dopo aver confessato 133 omicidi. Ben prima dei contemporanei mostro di Rostov, il cannibale di Milwaukee o il nostrano Michele Profeta. Gli assassini seriali non sono protagonisti solo delle cronache ma si sono trasformati in autentici personaggi che puntualmente campeggiano in film, telefilm, video e romanzi.

Da qui è partito il trentacinquenne bolognese Fabrizio Belardetti, fotografo con una laurea in Biotecnologie mediche e un master in Bioinformatica, per il suo ultimo progetto, il «Serialchillers Award». Questo progetto nasce da una provocazione: associare profili criminali a soggetti incensurati. Belardetti ha scelto 25 persone integerrime, ne ha fotografato in studio i volti da gente comune, ha assegnato nomi di fantasia all’artigiano come al chirurgo e li ha offerti a disposizione di aspiranti scrittori di gialli e noir, minimo diciottenni. Ispirati da uno dei volti, tutti rigorosamente raffigurati con metà viso e in bianco e nero, dovranno costruire un racconto dalle 3 alle 5 cartelle da inviare entro il prossimo 30 settembre (informazioni su www.serialchillers.it). I 25 selezionati dalla giuria verranno poi inseriti in una raccolta che sarà pubblicata dall’editore Maglio, anch’esso di San Giovanni in Persiceto.

Belardetti, però, i serial killer veri li ha visti. Ha visitato infatti, tra mille peripezie burocratiche, carceri di massima sicurezza come la tremebonda Sing Sing e il Supermax in Colorado, la Prigione 1391 in Israele e l’inglese Belmarsh nei pressi di Londra, ha carpito le storie di alcuni serial killer imprigionati attraverso le foto dei loro sguardi.

Gli incensurati scelti per il concorso, anche se in apparenza sono decisamente truci, hanno invece una fedina penale immacolata, un carattere tendenzialmente pacifico e rifiutano qualsiasi forma di violenza. Il corto circuito che dovrebbe innescarsi, nelle intenzioni dei promotori del concorso, grazie a storie di violenza scaturite da volti di persone innocenti ed estranee alle pulsioni degli scritti, si riflette anche nel gioco di parole costruito sulla parola killers. Il termine  originario è stato infatti sostituito con il più rassicurante «chillers», alla lettera «refrigeratori», come rimarca lo
stesso Belardetti: «Il nome del progetto pone l’accento sul fatto che si sta parlando di chillers, non di killers; anche se in italiano le due parole si leggono allo stesso modo, i significati sono opposti. I chillers sono persone tranquille, posate e
mansuete, che non farebbero male a una mosca. I killers magari lo sono a volte, ma altre volte compiono atti di inusitata violenza. La nostra sensibilità — continua — si sta appiattendo sempre di più, si sta anestetizzando fino a non scandalizzarci di fronte ai comportamenti più aberranti dell’uomo: le notizie ci attraversano senza lasciare traccia».

Salariate dell'amore

Anobii, 30 aprile 2011

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Salariate dell'amore

Leggendaria

Salariate dell'amore. Storie e faccende di meretrici nell'Ottocento bologneseChi frequenta le biblioteche sa che le carte d’archivio “parlano”, anzi raccontano se le si sa leggere e interpretare. E di racconti è fatto in gran parte questo volume a quattro mani che mette a tema la prostituzione nel territorio bolognese, in particolare a San Giovanni in Persiceto, in una Italia che nei decenni post–unitari pare ossessionata dalle malattie veneree, fenomeno peraltro comune a tutta l’Europa. Le due autrici, la bibliotecaria Sara Accorsi e la medico psichiatra Anna Natali – con una passione, evidentemente, anche lei per gli archivi – si sono divise il compito: la Accorsi ci restituisce una serie di figure di prostitute e altri personaggi che con loro hanno avuto a che fare (medici, politici locali, militari, guardie municipali) mentre la Natali ha spulciato le “carte” per raccontarci il quadro di riferimento (regolamenti, legislazione e precendenti storici). Un doppio registro che fa emergere non solo una realtà locale che appare “esemplare” della grande e pervasiva presenza del “meretricio” nelle maglie di una società che affronta grandi trasformazioni – si pensi soltanto, ad esempio, alla massa di uomini che arrivano a nord dopo l’introduzione delle leva obbligatoria – ma anche quei meccanismi di potere e controllo che, in forme e modi diversi, tuttora sono presenti nel modo in cui il fenomeno viene affrontato. Sebbene gran parte delle fonti utilizzate siano documenti della cosiddetta “letteratura burocratica”, il testo fornisce viva rappresentazione di un tempo e di una condizione in cui sulle prostitute si è esercitata una pressione sociale politica e culturale di estrema durezza. «A chi leggerà il compito di riconoscere fra le pagine quanta umanità, quanta violenza, quanta disperazione, quanto dolore e anche quanta simpatia può manifestarsi nei protagonisti delle storie qui narrate», concludono le autrici.

Anzola verso l'Unità d'Italia

Anzolanotizie, marzo 2011

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