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I 34 scheletri del Poggio

controcorrente.globalist.it – 13 dicembre 2015

Per la Procura l’indagine contro ignoti per strage a scopo di rapina e occultamento di cadavere è ancora aperta, e le ossa dei 34 scheletri del Poggio ancora sotto sequestro.

CARLO D’ADAMO
domenica 13 dicembre 2015 21:12

Per la Procura della Repubblica di Bologna l’indagine contro ignoti per il reato di strage a scopo di rapina e occultamento di cadavere è ancora aperta, e le cassettine di zinco con dentro le ossa dei 34 scheletri del Poggio sono ancora poste sotto sequestro.
Lo abbiamo appreso sabato 12 dicembre, a conclusione del lungo e interessante ciclo di conferenze “Longobardi e Bizantini” organizzato dall’Archivio di Stato di Modena in collaborazione con amministrazioni comunali, enti, musei, istituti universitari e la Sovrintendenza ai Beni archeologici dell’Emilia Romagna.
Ad una precisa domanda: “Quando sarà possibile studiare gli scheletri ed effettuare uno scavo archeologico serio per verificare l’estensione della necropoli del Poggio?” hanno risposto Silvia Marvelli, direttrice del Museo Archeologico Ambientale di San Giovanni in Persiceto, capofila del Sistema Museale dei Comuni Terre d’Acqua, Marco Marchesini, docente di Archeobotanica e Palinologia, ricercatore presso l’Università di Ferrara e ispettore onorario della Sovrintendenza, e Dimitri Tartari, assessore alla Cultura del Comune di Persiceto. Abbiamo così appreso che, nonostante la documentazione inviata dal museo, dal Comune e dalla Sovrintendenza alla Procura della Repubblica di Bologna per ottenere il dissequestro delle ossa, che attendono da 50 anni di essere esaminate con metodi scientifici, la Procura non ha ancora risposto.

Peccato che si sappia ormai da tre anni, da quando, cioè, sono giunti dall’istituto di datazione dell’Università di Lecce i risultati degli esami eseguiti con il radiocarbonio, che i 34 scheletri del Poggio furono tumulati in quel cimitero mille anni fa!
Del resto una testa di cavallo, seppellita ritualmente alla fine di una fila di scheletri, la disposizione ordinata dei defunti, l’estensione per circa ottanta metri della fila più lunga di tombe, escludevano fin dall’inizio l’ipotesi che quella fosse una fossa comune. Ci voleva solo l’ispirazione mistica di Don Franzoni, che organizzò solenni funerali con i reduci della Repubblica Sociale Italiana, e la colpevole sciatteria degli inquirenti, che non chiesero nemmeno la consulenza di un archeologo, per costruire la montatura di una “strage partigiana”. Per fortuna che il sindaco Armando Marzocchi (accusato dal parroco di conoscere i nomi delle povere vittime uccise dall’odio fraterno) era una persona civile, e si adoperò in ogni modo per smorzare i toni della polemica e ricondurre la discussione in ambito istituzionale, dedicando al caso degli scheletri del Poggio una seduta del Consiglio Comunale. Tutti i consiglieri, alla fine del dibattito, sottoscrissero un documento, approvato all’unanimità, nel quale si chiedeva agli inquirenti di approfondire le indagini e di comunicare all’Amministrazione Comunale l’esito delle perizie medico-legali sulle ossa, e si invitavano i cittadini che fossero a conoscenza di elementi utili alle indagini, a collaborare con gli inquirenti.
Le indagini si mossero invece a senso unico, in direzione della ricerca degli ignoti partigiani che si erano macchiati del reato di strage a scopo di rapina e di occultamento di cadavere, e le perizie medico-legali non furono mai esibite. Tre anni dopo giunse l’archiviazione “per esser rimasti ignoti gli autori del reato”, ma ormai su tutti i libri era scritta la storia della strage partigiana nelle “foibe” di San Giovanni in Persiceto.

Dal settembre 2012, grazie alla datazione con il radiocarbonio, si sa che quel reato ipotizzato è inesistente, e che i 34 scheletri del Poggio erano senza orologi e senza documenti semplicemente perché i Longobardi non avevano né orologi né carte identità. In quanto ai denti, non glieli avevano tolti i partigiani, ma forse le ruspe con cui gli inquirenti, senza nessuna delicatezza, avevano turbato il sonno millenario dei nostri antenati.
Se la Procura però non ha ancora dissequestrato gli scheletri, è segno che la ricerca degli ignoti assassini è ancora aperta.
Che si dia il caso, davvero storico, che i partigiani abbiano impiegato più di due secoli (fra il 900 e il 1160 dopo Cristo), per seppellire i Longobardi?

 

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