La piccola Simo. Che fine ha fatto Babbo Natale?

GiGi, il Giornale dei Giovani Lettori, 19 dicembre 2013

La piccola Simo è una bambina un po’ scontrosa, alla quale le cose non vanno mai come vorrebbe, sia che si tratti del primo giorno di scuola o dell’incontro con Babbo Natale. Ma in fondo non è costellata di piccole e grandi delusioni, ma anche di inaspettate gioie, la vita di tutti i bambini?

Coi suoi capelli rossi un po’ crespi, gli occhialoni e l’espressione perennemente corrucciata, la piccola Simo è una giovanissima antieroina illustrata che suscita un’immediata simpatia nei lettori piccoli e grandi. Il suo cipiglio ricorda quello della scobutica Lucy dei Peanuts, la sua ingenua ingegnosità quella di Calvin di Calvin & Hobbes. Le sue avventure, composte da sequenze di illustrazioni quasi del tutto senza parole, a metà fra fumetto e silent book, sono create da Elisa Rocchi, giovane illustratrice emergente (e grande amica di GiGi!) e pubblicate da Maglio editore, realtà editoriale emiliana che ha da poco inaugurato la sua linea di pubblicazioni per bambini con il primo volume della serie La piccola Simo, pubblicato a settembre di quest’anno.

In Il primo giorno di scuola Simo è alle prese con uno dei piccoli grandi problemi dell’infanzia: affrontare un ambiente potenzialmente nuovo e ostile senza la mamma e sopratutto senza la propria amica bambola!

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Nel secondo volume delle sue avventure, Che fine ha fatto Babbo Natale?, la piccola Simo decide invece di cimentarsi con l’impresa delle imprese: rimanere sveglia di nascosto la notte della vigilia per sorprendere Babbo Natale e chiedergli conto di una lunga lettera di regali…

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Le storie di Elisa Rocchi, buffe e al tempo stesso tenere, fanno tesoro della lezione di tanti albi illustrati che raccontano l’infanzia dal punto di vista dei bambini. In esse gli adulti, la cui presenza è rivelata solo da inquadrature dal ginocchio in giù, non fanno altro che creare ostacoli, come la maestra, che costringe Simo a relegare la bambola nello zainetto, invece che lasciarle occupare il banco accanto al suo, o i genitori, che coinvolgono la bambina in un’interminabile cena con tombola finale la vigilia di Natale.

Simo, che si accompagna ogni tanto con una nuova amica conosciuta a scuola, ha sempre l’aria di voler fare tutto di testa sua e conquista il centro di ogni illustrazione con la sua chioma di capelli fulvi. Le altre macchie di colore che tingono le simpaticissime figurine stilizzate, tracciate con l’inchiostro nero, sono usate dal’autrice non in modo descrittivo, ma in maniera molto sapiente ed espressiva, per sottolineare personaggi e situazioni importanti. Le tinte utlizzate, che sono solo due, una calda e una fredda, sono diverse in ogni albo.

Il primo giorno di scuola e Che fine ha fatto Babbo Natale?, sono due racconti lievi e ironici, adatti a lettori da 5 anni in su, che rivelano la creatività e la vivacità di una nuova giovane autrice. Per scoprire dove acquistarli, potete consultare la pagina dedicata alla rete di rivenditori, librerie e negozi on-line, di Maglio editore.

Per conoscere meglio Elisa Rocchi, la creatrice della piccola Simo, potete dare un’occhiata al suo sito, al suo blog oppure leggere l’intervista qui sotto!

G: Comincio subito con una domanda a bruciapelo: ma la Simo – rigorosamente con l’articolo, come usa in Emilia – sei tu?

E. R.: Non ho mai pensato alla Simo come un mio piccolo alter-ego, durante la sua creazione… ma devo ammettere che, tolto il colore dei capelli e la montatura degli occhiali, negli atteggiamenti mi assomiglia molto. Probabilmente nel creare i suoi aspetti caratteriali e i suoi modi di reagire nelle più disparate situazioni, mi sono immedesimata e ho fatto agire la Simo come avrei agito io. Quindi direi che no, non sono io, ma ci assomigliamo davvero tanto… e chi mi sta accanto me lo conferma!

G: Al tuo esordio editoriale hai scelto la via dell’autorialità completa: le storie della Simo nascono prima scritte o disegnate?

E. R.: Le storie della Simo nascono ASSOLUTAMENTE disegnate. Non esistono progetti scritti, ma semplici appunti che mi aiutano a sviluppare l’argomento. Trovo molto importanti, invece, la ricerca visiva, gli schizzi di situazioni ed espressioni del personaggio e gli storyboard. E’ proprio durante la loro realizzazione, infatti, che l’episodio prende vita. Anche la trama scritta in quarta di copertina e le frasi interne (rare perché vuole avvicinarsi il più possibile a un silent book) vengono realizzate in un secondo momento, prima sono semplici appunti.

G: Qual è il tuo rapporto quotidiano con il disegno? Hai una tua routine di autrice?

E. R.: Che strano avere una routine d’autrice!!! Faccio questo mestiere da quasi due anni, spesso e volentieri affiancandolo ad un lavoro un po’ più stabile, che di questi tempi è quasi necessario. Quindi generalmente mi dedico ai miei progetti di illustratrice solo nei momenti della giornata in cui sono a casa.  Nell’ultimo periodo mi è capitato di avere diversi progetti tra le mani e di poter lavorare solo come autrice/illustratrice quindi la mia giornata “tipo” era dedicata totalmente al disegno , sia nei momenti di lavoro che nei momenti di pausa, dove per svagarmi… disegnavo! Disegnare, oltre ad essere un lavoro, per me è primariamente una passione, una valvola di sfogo.

G: Aver scelto la carriera di illustratrice per ragazzi è maggiormente una questione di vocazione, di studio, o di opportunità?

E. R.: Direi una questione di vocazione (e di passione), senza alcun dubbio! Ho studiato e avuto esperienze pratiche sia nel campo del fumetto che dell’illustrazione a tutto tondo. Ma credo di riuscire ad esprimermi al meglio proprio raccontando qualcosa ai bambini e creando personaggi, storie ed universi adatti a loro.

G: Altri progetti editoriali in cantiere oltre a La Piccola Simo?

E. R.: La Piccola Simo è un progetto tuttora in cantiere, ha già dei seguiti in programmazione e spero di poterne realizzare il più possibile. Ho qualche altro libro tra le mani e tantissime idee che col tempo mi piacerebbe sviluppare, non solo come autoproduzioni ma come vere e proprie pubblicazioni editoriali.

G: Il tuo libro illustrato preferito dell’infanzia – e oggi?

piccolasimo4E. R.: Il libro illustrato della mia infanzia che preferisco in assoluto è Le quattro stagioni di Bosco di Rovo di Jill Barklem. Sono cresciuta con queste storie, rileggendole tantissime di volte. Poi ho scoperto i libri di Roald Dahl, illustrati da Quentin Blake, e da lì in poi non ho più smesso di leggere. Attualmente impazzisco per i libri di Oliver Jeffers: Up & Down [inedito in Italia] e Stuck [Nei guai, Zoolibri 2012] sono i miei preferiti.

Questa  settimana  avete anche una doppia occasione per incontrare Elisa Rocchi, partecipare a giochi e attività ispirati al libro Che fine ha fatto Babbo Natale? e farvi autografare i libri della serie La Piccola Simo, trasformandoli in un regalo di Natale super-esclusivo!

Se avete da 5 anni in su, non perdetevi l’appuntamento di sabato 21 dicembre alle alle ore 10 presso la Biblioteca Comunale di Cervalcore e alle ore 17 presso Labici Eco Laboratorio a San Giovanni in Persiceto (Bologna):

Arte e fede nella parrocchia di scanello

Savena Setta Sambro, dicembre 2013

Arte e fede nella parrocchia di Scanello

Giuseppe Marinelli è un architetto che insegna nei liceo ma si occupa anche di progettazione architettonica e di storia dell’architettura e storia dell’arte, in particolare del Barocco.

Una fortunata combinazione l’ha portato nella chiesa di Scanello, la ricchezza dell’apparato artistico, l’integrità dell’archivio parrocchiale e lo spirito collaborativo del parroco don Marco Garuti l’hanno spinto ad approfondire l’argomento, svolgendo la ricerca da cui nasce il volume. Attualmente la Parrocchia di Scanello aggrega la chiesa di San Martino, l’oratorio di San Giuseppe di Quinzano e la chiesa di Santa Maria Assunta di Gragnano: a questi luoghi di culto si è estesa un’indagine basata su documenti per lo più inediti, che per qualità e precisione non ha eguali nell’ambito loianese.

Il territorio esaminato, lontano dai grandi centri ma posto lungo una direttrice strategica per le vicende politiche ed economiche, reca le tracce di una presenza longobarda ed è stato il fulcro di un importante dominio matildico. La grande importanza di Scanello nel Medioevo scade a favore delle vicine località, ma riprende quota tra il diciottesimo ed il diciannovesimo secolo, quando alcune ragguardevoli famiglie bolognesi ne fanno il centro dei loro interessi.

In questo contesto, grazie all’impegno dei parrocchiani e all’intraprendenza dei parroci, si sviluppano quelle strutture religiose di cui l’autore traccia il profilo storico, delinea l’evoluzione architettonica ed esamina il patrimonio artistico. L’ampia dotazione iconografica svela al lettore i segreti di edifici che vengono raramente visitati, ma che costituiscono ricchi scrigni d’arte e di fede.

Don Angelo Baldassarri, giovane sacerdote nativo di quei luoghi, nella prefazione scrive: siamo entrati tante volte nelle nostre chiese, ma non ci siamo mai resi conto di quanta storia portassero dentro di sé. Questo volume è un ottimo rimedio alla pigrizia e alla scarsa informazione di molti. Lo si trova al Centro “Quinzano 2000” – che ha sostenuto la pubblicazione assieme ai Comuni di Loiano e di Monghidoro, alla Coop Reno, a Emilbanca e all’Avis – e nelle librerie. (Eugenio Nascetti)

Giuseppe Marinelli, Arte e fede nella Parrocchia di Scanello, Edizioni Maglio 2013, pp.144, 36 tavole a colori, € 15,50.

Le lettere perdute di Amarna

“il Resto del Carlino – Cesena”, 4 dicembre 2013

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Hello Wamba

Modena24.net – 6 dicembre 2013

“Hello Wamba”: sabato 7 dicembre l’incontro con i protagonisti della mostra fotografica per la raccolta fondi

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Il fotografo Paolo Genovesi, il giornalista Marco Tarozzi, il Dott. Ettore Mazzucchelli e il Dr. Giuseppe Masini dell’omonima Farmacia di Piumazzo incontreranno il pubblico domani alle 15.30 presso il Centro Medico di Piumazzo in occasione della chiusura della mostra

Si chiude domani presso il Centro Medico Piumazzo in via dei Mille 26 a Piumazzo di Castelfranco Emilia la mostra fotografica “Hello Wamba”. Le bellissime immagini del fotografo ravennate Paolo Genovesi testimoniano la quotidianità del Catholic Hospital di Wamba, un ospedale con 200 posti letto situato in mezzo alla savana 600 km a Nord di Nairobi. Il Consorzio Infarmacia Farmanetwork ha finanziato il progetto che vede raccolte le fotografie nel libro omonimo di 152 pagine edito da Maglio Editore, con testi del giornalista bolognese Marco Tarozzi in collaborazione con il dr. Ettore Mazzucchelli di Busto Arsizio – che segue la farmacia di Wamba da ormai 20 anni – e con lo stesso Masini. I proventi della vendita del libro saranno destinati alla farmacia di questo ospedale. Sarà possibile avere il volume con una donazione minima di 15 euro all’Associazione “Insieme per Wamba” Onlus.

I quattro “protagonisti” del libro (Mazzucchelli, Masini, Genovesi e Tarozzi) si ritroveranno presso il Centro Medico Piumazzo domani pomeriggio sabato 7 dicembre alle ore 15.30 per un incontro col pubblico in occasione della chiusura della mostra, a cui seguirà un rinfresco.

Una mostra fotografica e un libro per raccogliere fondi a favore della farmacia di un ospedale africano. Un’iniziativa che rientra tra i progetti che il Consorzio Infarmacia Farmanetwork ha attivato a favore del Catholic Hospital di Wamba in Kenya, e che vedono in prima fila farmacisti come il modenese Giuseppe Masini titolare dell’omonima farmacia di Piumazzo di Castelfranco Emilia e consigliere del direttivo di Federfarma Modena, nonché rappresentante del Consorzio InFarmacia Farmanetwork.

Hello Wamba

Tipi Tosti – 2 dicembre 2013

Paolo Genovesi e il progetto Hello Wamba

Fotografo professionista da più di vent’anni, ha immortalato alcune delle principali manifestazioni sportive nazionali ed internazionali, in particolare di atletica leggera, calcio, ginnastica e canottaggio, collaborando in quest’ultima disciplina, con la Federazione Italiana. Oggi si dedica a documentare la cronaca di Ravenna, la sua città natale.

Ecco Paolo Genovesi, noto fotografo, giramondo per lavoro, grande animo e sensibilità assoluta, percorre da tempo con grande coraggio e senso di responsabilità il sentiero della solidarietà nei luoghi dove la vita vale meno di un volo d’insetto, dove un figlio disabile è da abbandonare in pasto agli animali della savana, come si faceva nella società spartana,  quando i bambini deformi venivamo buttati dal Monte Taigeto..

L’incontro con un medico che lavora in Africa gli ha fatto dirottare l’obiettivo suo e della macchina fotografica, allargandone non solo il diaframma e la messa a fuoco, ma anche la visione del mondo, di un mondo. Che c’è, che esiste, che vive. A fatica, ma vive.

Chi è Paolo Genovesi?

Sono nato a Ravenna nel 1969. Fin da piccolo ho avuto la passione per la fotografia, che mi ha portato nel tempo ad intraprendere la professione attuale. Sono fotografo da più di 20 anni. Ho lavorato nell’ambito sportivo e nella cronaca con la possibilità di viaggiare per il mondo. In questi ultimi anni mi sono dedicato maggiormente al sociale con la realizzazione di diverse pubblicazioni a tema.

Per dieci giorni ti sei è immerso nella realtà africana di Wamba, villaggio a sette ore di auto da Nairobi (Kenya). Hai immortalato quella realtà. Ne sono nati un libro e un dvd – Hello Wamba (Maglio Editore), che raccontano la quotidianità all’interno ed all’esterno dell’ospedale locale. L’obiettivo è raccogliere fondi. E’ così?

Sì e questo perché io e Marco Tarozzi, che ha curato i testi, pensiamo che un libro sia la diffusione di una realtà, oltre che una testimonianza immortale.

Ci parli di Wamba?

Avevo già avuto, per motivi professionali, la possibilità di andare in Kenya. Questa volta, però, ho conosciuto una situazione completamente diversa. Mi riferisco alla struttura del Catholic Hospital di Wamba, dove volontari medici, fisioterapisti e farmacisti si occupano della salute e del sostentamento della popolazione locale, per la maggior parte dedita alla pastorizia. Wamba si trova nella regione dei Samburu, a circa 600 km a nord di Nairobi, un altopiano a 1200 metri   di altitudine. La popolazione appartiene alle tribù dei Samburu e dei Turcana e convive con il rischio quotidiano degli animali che popolano la savana. Un pericolo in più oltre a quello delle diverse malattie ed infezioni delle quali, appunto, si prende cura il Catholic Hospital.

Il tuo rapporto con l’Africa ?

L’Africa è un territorio esteso pieno di colori, luci, profumi, odori, rumori e grandi silenzi che ti entrano nella testa e nell’animo. Inoltre, pur tra le tante difficoltà, il popolo africano manifesta sempre cordialità ed accoglienza attraverso grandi sorrisi, soprattutto dei bambini. Il desiderio di vedere l’Africa mi è venuto dopo aver conosciuto un medico, che mi aveva parlato di Wamba. Mi auguro che con il libro e il cd riesca a sensibilizzare tante persone nei confronti del progetto “Hello Wamba”.

Hai sempre manifestato sensibilità nei confronti dei poveri e dei disabili. Giusto?

Prima di partire per Wamba avevo già avuto modo di entrare in contatto con il mondo della disabilità, avendo realizzato un libro, “Liberi di sognare”, che parla di 11 atleti paralimpici. A Wamba all’interno dell’ospedale vi è un reparto dedicato esclusivamente alle persone con disabilità, sia motoria che mentale. A Wamba, come in altre parti dell’Africa, persone disabili vengono generalmente abbandonate, quindi con un elevato rischio di morte.  Presso l’ospedale scampano a questa fine ed hanno anche la possibilità di ricevere cure.

La fotografia ci aiuta a combattere il tempo che scorre e a dare testimonianze. Del tuo libro, cosa desideri rimanga maggiormente impresso nel lettore?

Mi piacerebbe che le immagini del libro avvicinassero a persone e terre che sembrano tanto lontane.

I tuoi progetti futuri?

Sto lavorando a due nuovi libri e a un video, uno a carattere sportivo ed uno a carattere sociale.

                                                                                                                Matteo Selleri

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