La Vallazza

duecaffè – 29 novembre 2018

Sandro Bertocchi (foto / anni 80)

L’elogio del corridore lento

di Sandro Bertocchi

Il 3 novembre scorso, la Camminata della Vallazza ha avuto un prologo nella saletta al primo piano della Biblioteca Comunale con la presentazione del libro illustrato “La Vallazza 79/18, quarant’anni di corsa”. L’autore, Saverio Fattori, sollecitato dal Direttore del mensile specializzato “Correre”, ha intrattenuto brillantemente appassionati e ex corridori dando prova, lui atleta di buon livello tuttora assiduo praticante, di proprietà di linguaggio e conoscenza tecnica. Fattori, competitore e runner dichiarato, ha suscitato il legittimo interesse degli “addetti ai lavori”, e ha lasciato perplesso chi, come me, per trent’anni ha fatto della corsa lenta una irrinunciabile (e ormai oggetto di nostalgia) alleata contro lo stress da ufficio e una preziosa compagna di avventura lungo cavedagne argini e piste ciclabili. L’autore, a mio parere, rispetto agli autentici valori che la “nostra” Vallazza dovrebbe evocare, ha privilegiato l’agonismo, il confronto con l’avversario e con l’inesorabile scandire del cronometro. Il manifesto della quarantennale manifestazione invita alla “camminata ludico motoria a passo libero”. Centinaia, migliaia di appassionati con la sola ambizione di partecipare e godere della libertà del proprio corpo raccolgono l’invito premiando ad ogni edizione la suggestione del percorso e la bravura del gruppo podistico organizzatore. Riconosciuti il fascino della corsa veloce e l’ammirazione per l’elegantissimo incedere in specie delle “gazzelle” africane, resto convinto che in sede di presentazione (ho solo dato una scorsa alle illustrazioni del bel libro di Fattori che val la pena leggere a prescindere) il ruolo di protagonista e il meritato rilievo andassero proprio a quella moltitudine che prima, durante e dopo la “gara” non ha avuto remore nel gustare le prelibatezze gastronomiche della nostra Bassa. (sb)

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Ti sei perso un passaggio, caro Sandro

di Saverio Fattori

(…)È vero, quella mattina alla biblioteca di Molinella ho indugiato poco sui numeri e sull’aspetto popolare che in realtà nelle pagine del libro è pure presente, ma ne approfitto per qualche riflessione.

Ho iniziato a correre nel 1976, quindi gli anni in cui stava germinando il seme, e so bene che la forza di questo movimento sta proprio nel fatto di essere davvero di massa. Non era difficile comprare un paio di scarpette quasi tecniche e non avevi bisogno di un impianto come quello necessario per praticare il bob a quattro. Bastava una cavedagna che correva parallela al verde della Vallazza, appunto. So bene che sta nei grandi numeri (oggi più che mai visto il declino qualitativo delle prestazioni) la potenza della corsa su strada. Ma per quanto sia lo sport più democratico che esista, visto che chiunque può partecipare alla stessa maratona alla quale è iscritto il primatista mondiale in carica, era bene porre l’accento sul fatto che a Molinella fino al 2007 è successo davvero qualcosa di oggettivamente importante appunto perché metteva d’accordo sia l’aspetto amatoriale che l’eccellenza mondiale. E gli sforzi sono stati enormi, sforzi ai quali io non ho partecipato, ma mi sembrava giusto sdebitarmi cercando di mettere in scena in questo libro quello che è successo in quei formidabili anni, metterli nero su bianco, farne memoria storica, mai come ora necessaria in tempi così veloci, così veloci che a volte i nostri cervelli fanno surf sulle cose e mai immersioni.

I molinellesi lo “sentivano” che quella domenica mattina a Molinella succedeva qualcosa di importante, non ti avvicinavi alla prima fila delle transenne in zona arrivo, poi il pomeriggio si tornava con l’orecchio alla radiolina per i risultati della serie A, B, e anche C, ma ci stava, ed era necessario davvero raccontarla questa favola nei dettagli.

Oltre tutto il mondo della corsa è cambiato negli ultimi anni caro Sandro, oggi ormai è solo enfasi per la moltitudine, il mito della maratona per tutti, a tutti i costi, costi alti, correre a New York possono farlo tutti, a patto di stare bene economicamente, non occorre nemmeno il certificato medico sportivo, tutti nel sogno della medaglia di partecipazione da mostrare sui social.

Non esistono più circuiti internazionali come quello che si correva a Molinella, una gara simbolo, per arrivare nei primi cento dovevi correre davvero forte, non solo mancano i soldi, ma mancano soprattutto i veri agonisti, quelli che quando li vedevi correre non avevi bisogno di essere un tecnico della Federazione per capire che eri davanti a uno spettacolo raro, prezioso. E visto che quel mondo di eccellenza qualitativa è finito per aprirsi definitivamente solo quello di massa, ludico motorio, questo libro può essere inteso dai neofiti e da chi si è perso qualche passaggio storico come te, caro Sandro, come un Chiedi chi erano i Beatles… alla ragazzina carina che ascolta i Maneskin. (SF)

La Vallazza

storiecorrenti.blogautore.repubblica.it – 13 novembre 2018

Oggi vi raccontiamo la storia di una gara che sa di podismo e nebbia, terra e fatica. E lo facciamo attraverso il nuovo lavoro editoriale dell’amico Saverio Fattori: “La Vallazza 1979-2018 Quarant’anni di corsa, da un’idea di Ario Lazzari, edito da Maglio Editore.

La partenza nella nebbia - anno 2008

La partenza nella nebbia – anno 2008

Saverio Fattori è una delle penne più attente e sensibili ai cambiamenti del nostro tempo e non solo quello cronometrico. Autore di uno dei libri più belli sul mondo del doping “Acido Lattico” pubblicato da Gaffi nel 2008. Saverio scrive per il magazine Correre per cui riporta, mese dopo mese, il nostro mondo con spirito critico, spezzando la seriosità di un podismo ormai lontano da quello raccontato nel nuovo testo appena pubbicato.

La Vallazza è una gara che si corre da 40 anni, in località Molinella, un paesone nel centro di tutto, lontana da tutto, dove non ci passi, ci vai e basta, è una scelta, mai un caso, in passato era definita l’Isola socialdemocratica, per ragioni tanto curiose quanto fortemente identitarie lunghe e complesse da raccontare.

È in provincia di Bologna, equidistante da Ferrara, non lontana dalla Romagna, che podisticamente parlando parte già da Imola e si bagna in riviera. Saverio ci racconta che “chi corre da queste parti raggiungerla almeno una volta all’anno è quasi d’obbligo, il Circuito de La Vallazza è sempre stata una gran classica, e in fondo lo è ancora, anche se oggi i circuiti a invito con una ventina di atleti tutti forti e tutti pagati per correre sono in estinzione. Per due ragioni molto semplici: sono finiti i soldi, ma soprattutto sono finiti gli atleti forti.”

Corriamo in tanti ma andiamo sempre più piano. Concetto già reitirato allo sfinimento.

“A Molinella la gara internazionale a ingaggio finì nel 2007″, ricorda Fattori, “erano passati tutti da qui, la scuola ferrarese di maratona di Giampaolo Lenzi era vicina, arrivarono molti dei protagonisti di New York, Orlando Pizzolato, Laura Fogli, poi una giovanissima Franca Fiacconi, Gianni Poli, Giacomo Leone, citarne qualcuno per dimenticarne colpevolamente tanti altri.”

A la Vallazza ci sono passati anche i primi ragazzi africani, quel scivolare nell’aria che faceva sembrare facile correre forte. Grande imbroglio visivo. Leggenda vuole che Robert Kipkoech Cheruiyot arrivò dritto dritto dal Kenia per un primo test fuori dal suo continente, e prima di infilare un poker fantastico alla Maratona di Boston.

“Nel 2003 vinse addirittura Stefano Baldini, fu l’anno del terzo posto ai Mondiali di Parigi, aveva una corsa magnifica anche lui per essere così poco abbronzato, e l’anno seguente avrebbe fatto il capolavoro assoluto ai Giochi olimpici di Atene”.

Memorie nostalgiche di campioni che oggi non riusciamo più a tifare.

Ma il lavoro di Fattori è a metà strada tra il cronista e l’archivista con tante storie che sarebbero infinite. “Mi sono ritrovato a casa un faldone di classifiche che nemmeno il maxi processo di Palermo, nomi e numeri infiniti, dare un senso narrativo mi sembrò subito impresa disperata. Nomi importanti e tempi a certificare il valore di queste presenze, al tempo la gara era dieci chilometri misuratissimi e con trentatraquattro minuti oggi fai festa, allora, anni Novanta, faticavi a finire nei primi cento. ”

Saverio, in questo mare magnum del riscontro cronometrico perfetto, ama andarsi a perdere nelle storie di atleti incompiuti, le meteore, atleti che hanno brillato qualche stagione poi sono stati risucchiati da buchi neri a volte misteriosi.

“Non ho potuto raccontare sempre tutto, l’atleta professionista è fragile, specie quando affida tutta la propria vita a questo sport ingrato e qualcosa si inceppa. Walter Merlo è un nome che nessuno ricorda, eppure da Juniores era il più forte in Europa, a Molinella vinse tante vite fa, e non ebbe quei risultati internazionali a cui sembrava destinato. ”

Una foto splendida lo immortala sfuocato, scappa e vince la volata, scapperà troppo presto anche dalla vita, lo scrivere vive di Monarchi assoluti ma soprattutto di Eroi tragici, non di podisti apericena che alla Maratona di New York ci vanno per fare invidia al vicino di scrivania.

“Il mio è passatismo. Il dizionario così recita: Attaccamentoingiustificato alle idee e ai costumi del passato. Ingiustificato, quindi il termine ha valenza negativa.”

In fondo è bello quando la gente è felice, e la gente è felice perché con la medaglia al collo torni un po’ bambino, un bambino vincente fuori tempo massimo… in fondo ai Giochi della Gioventù alle medie non ti era riuscito di portarne a casa una.

Marco Raffaelli

Il bimbo prodigio del Bologna

Stadio – Corriere dello Sport – 7 novembre 2018

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La Vallazza

duecaffè – 4 novembre 2018

 Nella foto: il sindaco Dario Mantovani, l’autore Saverio Fattori e Ario Lazzari.

La Vallazza ha avuto ieri mattina la sua anteprima presso la Biblioteca Comunale, con la presentazione del libro di Saverio Fattori e Daniele Menarini “1979/2018 La Vallazza. Quarant’anni di corsa” (Maglio Editore). L’opera, da un’idea di Ario Lazzari, ripercorre con fotografie, manifesti, articoli di giornale, dati e cifre la storia di questa manifestazione cara ai molinellesi. E’ una corsa a ritroso nel tempo, che si fonde con uno spaccato della storia del nostro territorio e dei suoi protagonisti anche non sportivi. Infatti, come racconta Fattori, tutto nasce da un’idea di pochi sostenuta nel tempo da tanti appassionati che sulla spinta emotiva hanno alzato il livello della competizione fino a renderla di livello internazionale. La parte più agonistica era diventata una sorta di duello tra atleti europei ed africani che rendeva la corsa ogni anno più avvincente. L’obiettivo degli autori è quello di dare un senso narrativo a tutte quelle cifre, quelle situazioni, quei dati, logica conseguenza della competizione. Molti i ricordi affiorati durante la presentazione confermati dalle testimonianze dei molti presenti chiamati in causa. Quarant’anni di corsa sono il concreto ricordo di una passione che negli anni non ha mai smesso di incidere nel sentimento sportivo dei molinellesi. (a.mich.)

 

L'ultima piazzetta

Vivianzola 4 pagine – ottobre 2018

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