Anna e Lui

opinionierecensionilibri.it – giovedì 30 giugno 2016

La recensione del giorno: “ANNA E LUI” di Selina De Vivo

ANNA E LUI
Selina De Vivo
Maglio Editore, 2015, pag.128
Genere: romanzo

 

Consigliato a: donne in cammino, amiche, mamme, lettrici dei romanzi profondi, viaggiatrici.

Il primo romanzo di Selina De Vivo ha tutti gli ingredienti per essere una buona lettura. Anna e Sandy sono amiche da tantissimo tempo, divenute ormai custodi dei segreti e dei sogni l’una dell’altra, si proteggono e incoraggiano vicendevolmente. Quando Anna viene a mancare prematuramente lascia alla sua amica, aspirante scrittrice, l’eredità scomoda di scrivere la storia mai raccontata del suo incontro con Seth, un lui misterioso. Non vogliamo svelarvi altro, ma vi anticipiamo colpi di scena e strani personaggi che arricchiscono la storia. Anna e Sandy, forse senza saperlo, si completano, istintiva la prima quanto riflessiva e controllata la seconda, e le loro vite si intrecciano fino al colpo di scena finale. E’ una storia di amore e di amicizia, una storia di donne vincenti, anche se in modi diversi, che ci fa riflettere sulla fragilità e la forza della vita, non intesa come un mero susseguirsi di momenti, ma vissuta profondamente e fino in fondo, con il rispetto delle proprie aspirazioni e inquietudini. La lettura a aiuta a comprendere e accettare alcune sfaccettature oscure della personalità femminile.

Operazione biscotto

il Resto del Carlino – Bologna 12 aprile 2016

carlino - 12 aprile 2016

Operazione biscotto

il Resto del Carlino – Bologna 3 aprile 2016

carlino-3 aprile 2016

L'ultima intervista

letteredisoccupate.com – 1 aprile 2016

And the winner is…

Premessa: ne è valsa la pena.

Un paio di settimane fa avevo chiesto a voi, o numerosissimo popolo che affolla la virtuale platea di LettureDisoccupate, di aiutarmi nella scelta del libro che avrei dovuto leggere (qui il link del post in questione).
Avevo indetto una sorta di primarie per capire chi, tra Massimo Carlotto, Paolo Panzacchi e Christopher Hitchens, si sarebbe meritato la fortuna di allietare le mie notti insonni nell’ultima settimana di marzo.
And the winner was….img_20160401_151818848_hdr.jpg
La più classica delle maggioranze bulgare aveva deciso che Paolo Panzacchi sarebbe stato l’eletto. Ma…
Ammetto di essere stato a un passo dal tirarmi indietro, avevo anche pensato di invalidare le primarie appellandomi a gravi vizi di forma nello scrutinio dei voti, ma, per fortuna, il pensiero è rimasto tale.

La solita breve, stupida recensione.
Gugielmo, Alba ed Elena sono tre delle anime di una storia che si sviluppa tra le strade di Londra, Parigi e Bologna. Storia umana di rapporti iniziati e mai portati a compimento, di botte e sesso, autodistruzione e pentimenti tardivi, alcol e letteratura.
Tre esseri che fanno capo a una sola figura, quella di Cat, etereo filo conduttore, guida e spettatore molto interessato di un romanzo che si muove in due tempi. Il primo, quello descrittivo, quasi democraticamente sviluppato sui tre soggetti principali. Il secondo, quello più strettamente (auto)biografico, legato alla persona di Guglielmo e alle sue vicissitudini di scrittore, marito, amante e altro ancora.

Perché ho avuto dei dubbi?
Perché Paolo è un amico, o almeno una di quelle persone che pian piano lo stanno diventando, e io i libri dei miei amici ho paura di leggerli, perché se mi fanno schifo, poi, chi glielo va a dire? Non sono mai stato bravo a inventami frasi di circostanza come “ma lo sai che il tuo libro è molto interessante!”, non ci riesco proprio a essere ossequioso quando non è il caso.
Ma mettiamola così, in questo caso mi è andata grandemente di culo!

Gli elogi.
Paolo Panzacchi scrive bene, molto bene.
Paolo Panzacchi ha una cura nei dettagli che gli invidio, uno di quei doni che o ce l’hai o te ne fai una ragione.
Paolo Panzacchi è stato lo spillo che ha punto le mie palpebre ogni volta che cercavano di abbassarsi a causa del sonno che avanzava (questa metafora vale almeno una bottiglia di vino, caro Paolo, ndr).

Le critiche.
La struttura, per molto valida che sia, secondo il mio parere avrebbe funzionato ancora meglio se la descrizione dei personaggi e la storia di Guglielmo si fossero alternati in parallelo.
E poi non ho altro da eccepire, perché sennò mi dovrei inventare cose che non penso.

Riassumendo, posso solo dire che, se l’infame e distruttivo mondo dell’editoria glielo permetterà, Paolo Panzacchi farà molta strada e vedrà platee molto più importanti di questo blog (blog del quale, però, dovrà ricordarsi quando andrà a fare le presentazioni con gli scrittori fighi, pena la divulgazione ai quattro venti dei piccoli segreti che ci siamo confidati nelle segrete stanze di un locale del centro di Bologna. Uomo avvisato…).
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PS: Fai così, prova a leggerli dall’alto verso il basso, i libri, vedrai che danno più gusto!

Gio, l’adulatore in cerca di bevute gratis

Il rancore non dimentica

scaffalidariscrivere.blogspot.it – 2 marzo 2016

[Recensione] Il rancore non dimentica di Luca Russo

“È ora di mettere mano al destino e di correggere qualche dettaglio, evidentemente sfuggito, a chi di questo mondo tira le fila. Se questo qualcuno esiste. L’artefice del tuo destino sarò io. Il mondo, invece, spettatore.”

 

 

 

Il libro
Titolo: Il rancore non dimentica
Autore: Luca Russo
Genere: Thriller
Casa editrice: Maglio editore 
Anno di pubblicazione: 2015

Trama

Aeroporto Marconi, Bologna. Roberto Tassi, giovane e aitante promoter pubblicitario, si ritrova una banconota da 10 euro con il nome e cognome di una sua vecchia fiamma. Incuriosito dalla coincidenza prova a telefonare alla ragazza, Rebecca Arlotti, con la speranza di un appuntamento, che non avrà mai luogo. Una serie di vittime, il cui destino è profeticamente marchiato su banconote da 10 euro, lasciano intendere all’ispettore di polizia, Davide Quarto, un modus operandi di un unico killer, che nel bolognese sta causando una lunga scia di morte. Ben presto la catena di omicidi diventa anche un’aperta sfida all’intero corpo di polizia, incapace di porre un freno alla carneficina e di risalire all’identità dell’assassino. In una serrata corsa contro il tempo, Davide Quarto tenterà di salvare più vite possibili, scontrandosi con il suo passato e un rancore che non dimentica.


La mia opinione 

Ho sempre pensato che gli elementi che devono caratterizzare un buon thriller siano due: la fondamentale suspence, che non deve mancare dall’inizio alla fine, insinuando non solo mille dubbi, ma soprattutto la curiosità di scoprire cosa succederà nelle pagine successive; e, secondo, ma non meno importante, un protagonista che deve entrare nel cuore dei lettori. Per quanto mi riguarda, “Il rancore non dimentica”, romanzo d’esordio di Luca Russo, ha rispettato a pieno queste due aspettative.
Siamo nell’agosto 2011 in un’afosa Bologna, dove, improvvisamente, si verificano una serie di omicidi, il cui collegamento sembra essere dato soltanto dal “biglietto da visita” del killer, una banconota da 10 euro con il nome della vittima, la data nella quale verrà uccisa e la modalità dell’omicidio. Davide Quarto è il “nostro” ispettore, che io ho soprannominato l’Harry Hole italiano e che non si può non amare sin dalle prime pagine. Davide è un poliziotto che, a prima vista, può sembrare arrogante e vittima della competizione che, necessariamente, caratterizza un po’ tutte le professioni. Ed infatti, all’interno della stazione di polizia, ha il suo “collega/nemico”, Paolo Dora, un personaggio apparentemente non troppo simpatico e un po’ misterioso.
In realtà, l’ispettore Quarto è un uomo che crede fermamente nella giustizia e vuole a tutti i costi proteggere Bologna e i suoi concittadini. L’amore per Bologna è una delle cose che ho apprezzato di più, perché trovo che sia una città che non si può non adorare dal primo momento in cui si varcano le famose Mura. E Luca Russo, bolognese che, come il protagonista del suo romanzo, ama tantissimo la sua città d’origine, è stato davvero bravo nel descriverla, tanto che se conoscete i posti citati vi sembrerà di accompagnare Davide nelle sue indagini, facendo tappa nei luoghi più o meno noti di questa meravigliosa città.
Ma Davide lo conosceremo in tutti i suoi aspetti: non solo nella vita professionale, ma anche in quella personale, con le difficoltà che accompagnano ogni uomo. La sua relazione con la bellissima Viola non lo aiuterà nel periodo delle indagini, anche perché il serial killer si rivelerà, in un certo senso, legato al protagonista. Il rancore (come dice lo stesso titolo) può crescere sempre di più fino a sfociare nella vendetta. E questo è uno degli aspetti fondamentali del romanzo, che farà sì che il serial killer, con il suo particolare modus operandi, diventerà un vero e proprio incubo per l’intero corpo di polizia e per Davide in particolare.
L’altro protagonista del romanzo, infatti, è sicuramente il “Killer delle due Torri” che, come ogni assassino che si rispetti, ha il suo soprannome coniato dai giornali e che, alla fine,  viene utilizzato anche dalla polizia. Sarà possibile, attraverso le sue riflessioni scritte in prima persona, scoprire il suo profilo psicologico e capire le motivazioni che lo spingono a compiere una vera e propria carneficina.
Per quanto riguarda lo stile, è sempre scorrevole e mai pesante. Persino le descrizioni della città (che sono le parti che spesso rischiano di annoiare di più) sono inserite nei punti giusti e permettono di immedesimarsi ancora meglio nella storia.                

Non voglio dire altro, perché altrimenti rischierei di rivelare troppo e togliervi il gusto di scoprire da soli il finale. Io vi consiglio di leggerlo e, soprattutto, vi assicuro che, una volta finito, vi ritroverete a sperare che Davide Quarto torni con una nuova indagine!

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