Voci dal bazar

Donne da corsa

donne_alvolanteIl volume racconta in modo chiaro e sistematico la vita e la carriera sportiva delle donne che hanno partecipato a gare di Formula 1, Rally, Prototipi, IndyCar, NASCAR, velocità e durata, dalle origini fino ai giorni nostri, con particolare attenzione verso le “pilotesse” italiane come Ada Pace, Maria Teresa de Filippis e Lella Lombardi (l’unica donna a guadagnare punti in un gran premio di Formula 1, nel 1975). Il volume si apre con l’epico racconto del primo viaggio in automobile, quello compiuto da Bertha Benz sulla vettura progettata dal marito, l’inventore Karl Benz, nel 1888. Alle donne recentemente o tuttora impegnate in Formula 1, come María de Villota, Susie Wolff Stoddart, o altre protagoniste come Danica Patrick e Beitske Visser, è dedicata la parte centrale del volume, seguita da una sezione sul rapporto tra le donne e la Formula 1 da un punto di vista fisico-tecnico e nell’opinione di protagonisti come Bernie Ecclestone, Jenson Button e Ron Dennis. Nella sezione sul Rally, ampio spazio è dedicato alla campionessa francese Michèle Mouton e alla pilota e navigatrice italiana Fabrizia Pons. Il libro è arricchito dalle prefazioni di Michela Cerruti, pilota italiana impegnata nella rivoluzionaria Formula E (elettrica), e di Angelo Sticchi Damiani, presidente dell’Automobile Club Italiano.

Presentazioni

Rassegna stampa

Voci dal bazar

Ma che bontà questa scuola qua!!

copertina_ricette_sitoDalla prefazione. L’uomo esprime il proprio amore per il cibo in un modo che presenta delle costanti in ogni parte del mondo. Unico punto di partenza per ogni essere umano, nell’evoluzione del gusto, è il latte materno… una matrice comune per tutta l’umanità che è giusto sottolineare. Poi viene la differenziazione e i quattro sapori di base, dolce, amaro, acido, salato, sono reinterpretati dalle cucine locali a ogni latitudine. L’indice di gradimento dei diversi sapori varia in funzione della disponibilità dei cibi e delle tradizioni. Attraverso la cucina ogni civiltà esprime infatti, allo stesso tempo, la propria diversità ma anche la propria identità culturale, in questo senso il cibo è cultura. Riflettendo bene, in cucina così come in altri campi, occorre somigliarsi un po’ per comprendersi, ma occorre essere un po’ differenti per arricchirsi l’un l’altro nello scambio.

Viviamo oggi un’epoca di transizione, in cui la società si sta dirigendo verso forme multiculturali. È bello pensare che il terreno comune su cui realizzare l’integrazione delle vecchie e nuove generazioni possa essere ancora una volta proprio la mescolanza e la contaminazione delle usanze culinarie. Soprattutto nella nostra terra d’Emilia, che ha eletto da secoli l’arte culinaria e l’ospitalità a tavola quali regine della propria tradizione locale. La cultura del cibo che sentiamo così viva nella nostra terra è frutto infatti di sedimentazioni e lasciti che i popoli transitati o stabilitisi nel territorio nel corso dei secoli ci hanno donato: la coltivazione etrusca della vite, gli insaccati di carne suina dei Celti, il parmigiano fabbricato dai monaci… fino ad arrivare alle lasagne e ai tortellini, sublime sintesi trionfale di cucina raffinata e popolare realizzata dalle nostre “arzdore”.

Chissà quale sarà l’eredità culinaria che nascerà dalle trasformazioni culturali di oggi? Difficile prevederlo, o anche solo ipotizzarlo. Tuttavia mi piace pensare che sia proprio la scuola dell’Infanzia che accomuna, in un unico processo formativo, bambini provenienti da culture così differenti, a dare una delle note di partenza all’intera orchestra, con la creazione di questo libro di ricette multietniche, in cui ai saporiti piatti locali vengono affiancate le proposte di cucine “altre”, di certo non meno appetibili.

Voci dal bazar

Da sindaco della fascia alla fascia da sindaco

CARLO-NERVO---copertina---webGrande protagonista in maglia rossoblu per oltre un decennio insieme a tanti illustri campioni, Carlo Nervo, vicentino di Solagna, è il giocatore che meglio rappresenta il percorso sportivo dell’era Gazzoni.
Stagioni bellissime e indimenticabili, dallo spirito marcatamente risorgimentale, caratterizzate da promozioni in carrozza, piazzamenti
inattesi, notti europee da brividi. Fino a un deprecabile declino, frutto di gravi errori gestionali e scelte sbagliate che con il calcio giocato
hanno poco a che fare e che porteranno a un’obbligata uscita di scena di Gazzoni con il passaggio della maggioranza delle quote societarie a Cazzola.
Nel mezzo, tutta la carriera in rossoblu del buon Carletto, ala destra umile e multitasking del miglior Bologna degli ultimi trent’anni.
Classe 1971, arrivato dal Mantova in asta fallimentare per iniziativa del presidente Gazzoni, dal 1994 al 2007 colleziona ben 417 presenze
corredate da 42 reti complessive, un rendimento costante e prestazioni eccellenti gonfie di sacrificio e fatica, che gli consentiranno di conquistare la maglia della Nazionale azzurra alla non più verde età di trentuno anni.
È un racconto che parte da lontano, dall’infanzia ai piedi del monte Grappa, che attraversa la straordinaria epopea con la formazione felsinea, della quale diverrà per un periodo anche il capitano, e arriva al suo intenso post calcio dei giorni nostri, come imprenditore del ramo mobiliare e sindaco del suo paese d’origine: un’altra fascia (tricolore) che non si può percorrere come ai bei tempi, ma da indossare con l’impegno di sempre.
Un personaggio che meritava di essere raccontato. Ci ha pensato Andrea Pelacani, un tifoso che ne ha seguito il cammino calcistico direttamente dalla curva Andrea Costa, regno indiscusso del tifo rossoblu, e che attraverso interviste e ricerche ne ha descritto la maturazione tattica nei confronti di un ruolo, quello dell’ala, di cui da queste parti e negli ultimi tempi si stanno perdendo ingiustificatamente le tracce. Come se fosse uno di quegli antichi mestieri che nessuno vuole fare, o ancor peggio, sa fare più.

Presentazioni

Rassegna stampa

Voci dal bazar

Teodoro Zeccoli. Cuore Alfa

SECONDA EDIZIONE

Ha corso per ventotto anni, disputando oltre trecento corse in Italia e all’estero. Ha raccolto centoventicinque premi tra coppe e trofei, ha vinto Campionati europei di Turismo. Ha partecipato tredici volte alla 24 Ore di Le Mans, otto alla 24 Ore di Spa e pure alla Targa Florio: nel suo palmarès vanta successi sul circuito belga, al Nürburgring, a Sebring, a Monza, al Mugello, a Imola, a Fleuron, a Jarama, a Daytona e Brno. Per una quindicina d’anni è stato pilota e collaudatore ufficiale dell’Alfa Romeo, per la quale percorreva oltre cinquecento chilometri al giorno svezzando tutti i modelli da corsa della casa milanese: dalla TZ alla GTA, dalla 33 alla Montreal. I suoi consigli contribuirono anche alla realizzazione dell’Alfa 179 di Formula Uno. Ha gareggiato anche per Fiat, Abarth, Bandini, Osca, ATS, Alpine, De Tomaso, Iso Grifo, Lola, Porsche e Ferrari. Ha corso fianco a fianco di Moss nel Gran Premio di Cuba nel 1960 e fu in quella occasione che conobbe Che Guevara e Fangio. Ha toccato in pista gli oltre trecentosettanta chilometri orari. Ha battuto assi del volante come Rindt, Stewart, Ickx, Munari, Baghetti, Lauda, Hunt, Graham Hill, Quester, Mairesse, Merzario, Regazzoni, ha sfidato sulle piste Bruce McLaren, Clark, Pedro e Ricardo Rodriguez, Ireland, Gendebien, Bonnier, Phil Hill, Penske, Ada Pace, Redman, Ligier, Brabham, Gurney, Gregory, Galli, Giunti, De Adamich, Vaccarella, Marko, Stommelen e tanti altri. Per due volte ha detto no al commendatore Enzo Ferrari che lo voleva nella sua scuderia. Si è preso il lusso di battere Steve McQueen a Sebring e di prendere un tè con lui durante una pausa della gara di Le Mans, di superare Paul Newman in una prova cronometrata su un lago salato e di rifilare otto decimi a Mario Andretti a Daytona.

Questa è la storia, attraverso le sue parole e i suoi ricordi, di Teodoro Zeccoli, classe 1929 da Giovecca (Lugo), pilota d’altri tempi, di classe infinita e soprattutto Cuore Alfa.

Presentazioni

Rassegna stampa

Voci dal bazar

Che ne sai tu di un campo di grano?

Profumano di burro fuso, di pane sfornato e di terra bagnata queste pagine, scritte su un tagliere infarinato, tra i campi di grano maturo, davanti al fuoco del camino acceso in un pomeriggio d’inverno. Pagine soffici come una ciambella ben riuscita perché gli ingredienti giusti sono stati mescolati a lungo, con molto amore e un po’ di fatica. Questa è la storia di Alessandra, di suo marito Angelo e del loro sogno. Ma anche del cane Cirano, di una vecchia casa abbandonata e di un vivace gruppetto di amici e familiari senza i quali Alessandra e Angelo, forse, agli inizi degli anni Novanta non sarebbero mai scappati da Bologna per trasferirsi in campagna. Tolti i panni di maestra lei, quelli di responsabile marketing lui, con tenacia, entusiasmo e impegno i due hanno appreso i metodi della coltivazione biologica, hanno imparato a cucinare i prodotti della loro terra per servirli ai clienti, hanno carpito i segreti dell’ospitalità. Tra successi e fallimenti, risate e sudore, asinelli in fuga e insetti divoratori di melanzane, litri di zuppa e chili di polpette, infiltrazioni d’acqua e sedicenti primari ospedalieri, nel 1999 la coppia ha aperto ad Altedo l’agriturismo “Il Cucco”, che ogni giorno fa sentire a casa quanti si fermano a cena o lì trascorrono anche la notte.

Un giorno Alessandra ha deciso che questa esperienza andava condivisa. È nato questo libro, illustrato da suo figlio Piero, dedicato a quanti hanno fatto o stanno pensando di compiere una scelta simile alla sua. E a tutti i sognatori. Poi ha aperto i suoi quaderni e ha svelato le ricette del suo agriturismo. Dall’antipasto al dolce, con speciale attenzione al pane, ingredienti genuini, piatti semplici e di stagione, sapori che fanno stare bene, che coccolano, che mettono energia. Come queste pagine.

Presentazioni

Rassegna stampa

Pagina 2 di 3123